Fibroblasto
Black Bloc: realtà o invenzioni mediatiche?

Proteste NO TAV

Li avevamo lasciati il 14 dicembre dello scorso anno mentre si scontravano per le vie del centro di Roma: una guerriglia urbana con feriti alla fine sia tra i manifestanti che tra gli uomini in divisa. “La capitale assediata dai black bloc” era il titolo quasi unanime dell’informazione italiana il day after.

 Pochissime le voci dissonanti che cercavano di capire cosa fosse successo in realtà quel pomeriggio in cui Berlusconi in Parlamento incassava, grazie alla compravendita di qualche deputato, la fiducia. Anarchici e black bloc armati di molotov, ordigni, forse addirittura armi – secondo i media – avevano devastato e saccheggiato Roma. “Individui, ovviamente, estranei al movimento dell’Onda” era un altro commento che andava molto in voga il giorno dopo gli scontri. Poi, pian piano, la verità è iniziata  ad emergere:  i fermati erano giovani, senza precedenti penali, tutti italiani e con nessun caso di violenza alle spalle. Insomma, ragazzi come tanti che quel giorno decisero – giusto o sbagliato non sta al cronista dirlo – la via dell’indignazione, della rivolta urbana per far sentire la propria voce. Il proprio malessere sociale e politico nei confronti di Berlusconi e, più in generale, contro la precarizzazione del proprio futuro.

Chi scrive era convinto che quello fosse l’ultimo abbaglio di una sistema d’informazione alquanto opinabile ma ecco in Val di Susa rileggere le solite favole, per non chiamarle “balle”. Sempre le stesse, pur di non analizzare la realtà. Pur di non capire i fenomeni, il giornalista mente. Si allinea al pensiero unico dominante. Non è in discussione il tema della violenza se legittima o meno per tali rivendicazioni, o di violenza utilizzata per difendersi (la tesi dei valsusini), qui siamo al tassello precedente: narrare i fatti di quella giornata, senza depistaggi. Come in quel famoso 14 dicembre si ricomincia a parlare di black bloc, di persone venute dall’estero, di anarchici che escono ad orologeria, di scontri voluti da infiltrati ben distanti dal vero comitato No-Tav che in realtà è iperpacifista. Insomma terroristi di professione rintanati tutto l’anno a casa e che poi approfittano delle mobilitazioni di massa per creare disordini. Per il resto del tempo  – per i media che sostengono questa tesi – vivono su Marte, “sul pianeta rosso bolscevico traditor” per dirla alla Corrado Guzzanti. E’ ora di smettere. E’ il momento di finire con la disinformazione.

“I black bloc sono un’invenzione, dietro quei caschetti e protezioni c’erano abitanti della valle o persone dei comitati”. Cosa devono dichiarare di più i leader storici dei No-Tav, per convincere il “sistema” che domenica non c’erano infiltrati, non c’erano black bloc, non c’erano 200 stranieri (al massimo qualche decina):  a scontrarsi con le forze dell’ordine (che, ricordiamo, hanno risposto all’assedio al cantiere dei manifestanti con una violenza inaudita: lancio di lacrimogeni a go-go, sparati ad altezza d’uomo, manganellate e pestaggi sui fermati) sono stati attivisti No-Tav o di movimenti affini. Non a caso le mobilitazioni No-Tav da anni sono in rete con molte altre in difesa, ad esempio, dei beni comuni. O con gli studenti o con i centri sociali. Insomma “gente normale”, che fa politica alla luce del sole. Quotidianamente.

Quindi in Val Susa non si può fare nessuna divisione – come vorrebbero fare in molti a sinistra – tra buoni e cattivi, tra “noi” e “loro”, tra persone per bene e black bloc (categoria sempre più vaga e fantasiosa). I media che descrivono l’assalto ai poliziotti, senza che ci fosse un solo giornalista nel bosco sopra il cantiere (le uniche immagini che circolano solo quelle girate dagli stessi attivisti),  dovrebbero fornire materiale per un ragionamento sull’accaduto, non disinformare e provare a dividere un movimento. Peccato. Davvero.

FONTE: Giacomo Russo Spena MicroMega